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Il dolore ancora lo sento. Un colpo secco di pala, in pieno pomeriggio. Stavo attraversando il campo incolto dietro il bosco di Cerro, dalle parti di Varese, quando
Il campanello suonò due rintocchi secchi, di quelli che fanno vibrare i vetri della porta-finestra. Erano le undici e un quarto di una mattina di ottobre, e Alessandra
Giulia aveva ventitré anni e una laurea in Comunicazione che, fino a quel momento, le era servita soltanto a rispondere «sì, certo, ci sto lavorando» ogni volta che
La porta dell’ascensore era ancora bloccata con il solito cartello scritto a pennarello: *Guasto*. Da tre settimane lo stesso pezzo di cartone appeso con lo scotch. Marta arrivò
Succede sempre di domenica pomeriggio, quando il sole cala dietro i tetti di Trastevere e la casa improvvisamente tace. Una quiete densa che una volta riempivo con consigli
Leonardo appoggiò la chiave della Porsche sul bancone in granito nero della nostra nuova cucina a Porta Romana. Un gesto distratto, regale. Era appena stato nominato socio dello
Quando Marco mi disse che voleva il divorzio, ero seduta al tavolo della cucina di quella che era stata la nostra casa per dodici anni. Appoggiò le chiavi
Quando Marco mi disse che voleva il divorzio, ero seduta al tavolo della cucina di quella che era stata la nostra casa per dodici anni. Appoggiò le chiavi
Il tassì le lasciò sotto la pioggia, davanti alla Torre Diamante di via Cristoforo Colombo. Chiara si chinò ad aggiustare il bavero del cappottino di Alice, che stringeva
Quella sera la chiave girò nella toppa alle otto e mezzo passate, e mia sorella Francesca non alzò nemmeno lo sguardo dallo schermo del telefono. Stava stesa sul
