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Il vento di novembre tagliava piazza Carlo Felice come una lama sottile. Ero ferma sotto la pensilina della fermata, con mio figlio di cinque giorni stretto al petto
Il cemento scottava. Quel giorno a Roma il termometro segnava trentasette gradi, e la Tiburtina, all’ora di pranzo, era un fiume di lamiera e clacson. Nessuno guardava il
Enrico chiuse il computer alle sette e mezza di sera. Lo schermo del telefono lampeggiava: *Francesca*. Tre chiamate perse. Sotto, un messaggio di sua moglie: «Non ci sei
Mi chiamo Elena e ho sopportato mia suocera per sei anni. Sei anni in cui quella donna è entrata in casa mia come se fosse la sua, senza
Anna non era mai stata una persona a cui piaceva il rumore. Le feste, le piazze affollate, i pranzi di famiglia con diciassette persone intorno a un tavolo
Mi chiamo Enzo Martinelli, ho settantotto anni e vivo in un borgo della campagna umbra, a mezz’ora da Orvieto. Per quarant’anni ho insegnato letteratura italiana al liceo classico,
La sera del diciottesimo compleanno di Tommaso, la signora Lucia del piano di sotto venne su con la sua torta al cioccolato e una busta ingiallita che mi
La prima cosa che notai fu il silenzio. Fino a quel momento era stata una normale passeggiata serale con la mia bambina di quattro mesi, Bianca. Avevo scelto
Quella sera, Elena non riusciva a staccare gli occhi dalla culla. La piccola Alice dormiva, stringendo nel pugno il lembo della copertina gialla. Tutto era perfetto, eppure il
Mia nonna Assunta aveva una fissazione che in famiglia prendevamo tutti per una stramberia da vecchia. Ogni sera, quando il sole spariva dietro le colline di Spoleto, andava
