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La terrazza del Grand Hotel di Taormina scintillava di luci soffuse e orchidee bianche. L'Etna fumava all'orizzonte sotto un cielo viola di settembre. Flûte di Franciacorta, abiti di
Marco lo disse così, senza preamboli, mentre Chiara stava scolando la pasta nel lavello. La cucina profumava di sugo fresco e basilico, la radio trasmetteva un vecchio pezzo
Era una di quelle sere di novembre che ti entrano nelle ossa. Avevo appena finito il turno in clinica, un pomeriggio interminabile tra cartelle da compilare e pazienti
Quando il notaio mi chiamò, ero seduta al tavolo della cucina di mia figlia a Firenze. Fuori pioveva. Contavo le gocce sul vetro e pensavo a come ricominciare
La prima volta che ho sentito come quel buono a nulla parlava a mia figlia, stavo posando la forchetta e mi è andato di traverso il caffè. E
La sala d'attesa del reparto di genetica medica del Policlinico di Bari era immersa in un silenzio ovattato, rotto solo dal ticchettio di una tastiera. Gabriella si avvicinò
Erano le tre e diciassette del pomeriggio e Ada stava contando le piastrelle scheggiate del terrazzo. Lo faceva ogni giorno, da quando i figli se n’erano andati e
Io e Arturo non abbiamo mai avuto figli. È stato un dolore sordo, di quelli che ti si annidano sotto le costole e non fanno rumore. La nostra
Il cucchiaino affondò nel tiramisù con uno schiocco umido. Mia nipote acquisita, Chiara, si leccò via la crema dal labbro inferiore con una lentezza studiata, da padrona di
Il conto era sul tavolo della cucina. Non doveva essere lì. L’avevo lasciato nella borsa, in fondo, sotto l’agenda e il pacchetto di fazzoletti. Invece era lì, aperto,
